Scuola Cadlolo

 


 

 

SCUOLA MATERNA ED ELEMENTARE "ALBERTO CADLOLO", VIA DELLA RONDINELLA, 2
Studio tipo per la progettazione di interventi di ristrutturazione del patrimonio edilizio scolastico
 
Incarico dell'Assessorato Politiche dei Lavori Pubblici - VIII U.O. Manutenzione Edilizia Scolastica
 
Razionalizzazione della distribuzione funzionale, progettazione di una scala di sicurezza interna, norme per il restauro delle facciate moderne
 
STUDIO TIPO PER LA PROGETTAZIONE DI INTERVENTI DI RISTRUTTURAZIONE DEL PATRIMONIO EDILIZIO SCOLASTICO
 
5 – Considerazioni preliminari: i valori da mantenere, quelli da recuperare
 
Nel redigere il progetto per gli adeguamenti al D.M. 1975 e le messe a norma di legge, si può affermare che l’edificio non è a norma secondo il Decreto citato, né si può sperare di ritrovare la possibilità di adeguarlo.
La situazione urbana nella quale la scuola è stata costruita, che si evince dalle prime fotografie: una parte di città con una alta qualità ambientale sia per gli spazi ampi e tranquilli e per le alberature, sia per la vicinanza dei monumenti, è totalmente ribaltata a partire dagli anni Sessanta. L’apertura dei Lungo Tevere al traffico automobilistico ha decongestionato il centro antico, ma ha decisamente annullato la vivibilità degli edifici che vi si affacciano.
Oggi un’autostrada urbana a tre corsie, che si percorre a passo d’uomo, con tutto l’inquinamento ambientale e acustico che porta con sé, lambisce l’edificio della scuola Cadlolo.
La situazione romana è tale che non si può immaginare che i Lungo Tevere possano essere sanati: quale luogo meno adatto per una scuola? Quale scuola ha un ambiente più inquinato e stressante di questa?
 
Si è già consigliato (vedi Note metodologiche), nei tempi lunghi, di adibire l’edificio di Vincenzo Fasolo ad altre funzioni più consone alla sua collocazione urbana e di trovare per la scuola una nuova sede.
Se questo è il compito primario da perseguire con fermezza, si è lavorato a trovare, nel frattempo, le occasioni di miglioramento funzionale necessarie con l’obiettivo di non incidere sui valori architettonici riconosciuti nell’edificio.
 
 
 
5.1 – La scuola come servizio educativo
 
Se in un edificio per l’educazione è educativa anche la qualità dell’edificio stesso (inteso come organismo composto di volumi e spazi liberi), come migliorare quella della scuola Cadlolo?
Il progetto ha lavorato a reperire gli spazi liberi richiesti dal D.M. 1975: mq 25/30 per alunno di cui 2/3 scoperta e alberata (irrinunciabile all’edificio scolastico il giusto rapporto con lo spazio all’aperto: mentre in aula si effettua l’apprendimento, negli spazi all’aperto si sviluppa la creatività. E non può la scuola essere spogliata di questa importante funzione); e quelli coperti netti: mq 7/8 alunno + palestra + mensa + uffici, che risultano essere verificati. L’assenza di spazi all’aperto è quindi fattore di svilimento dell’edificio scolastico, come mancata risposta a un’esigenza formativa.
 
Se non è possibile recuperare il corretto parametro del rapporto alunno/spazio all’aperto, si deve lavorare per recuperare quanto gli immediati intorni offrono: si possono acquisire le sedi stradali perimetranti la scuola (via della Rondinella, via del Mastro) che oggi sono chiuse e adibite a parcheggi: invece possono, nelle ore del giorno in cui è aperta la scuola, avere un uso diverso. E’ proprio infatti di un edificio moderno (e la scuola Cadlolo lo è) allargare la sua influenza all’intorno. In particolare si propone, dopo aver effettuato una migliore barriera dal Lungo Tevere a maggiore protezione dagli agenti inquinanti, di adibire:
- via del Mastro a Palestra all’aperto (si possono eliminare anche gli inutili marciapiedi) per esercizi in cui sia adatto il fondo pavimentato;
- via della Rondinella a varie attività tra cui anche un’Aula Magna all’aperto (va predisposto un progetto di arredo del suolo; quando la scuola è chiusa quest’area può avere interessanti utilizzazioni urbane);
- di rendere fruibili, per la scuola Elementare, le due terrazze al primo piano, sopra al portico d’ingresso e sopra alla palestra. Dato il luogo e il limitato spazio qui non possono essere esercitate attività libere: è necessario trovare quelle attività ordinate che possono svolgersi fuori. Le due terrazze guardano luoghi tra i più belli di Roma e i platani e -anche!- il traffico: la possibilità di svolgere ricerche guidate su tanti aspetti potrebbe essere aiutata dalla istallazione di alcuni binocoli fissi, di tavoli e panche fisse poste su un nuovo pavimento, all’ombra degli edifici. E la sapienza dei docenti farà il resto. Arredamenti per tre classi sopra alla palestra e per due classi sopra al portico d’ingresso;
- per la scuola Materna sarà riservato tutto il cortile interno, ampliato all’occorrenza aprendo le vetrate della palestra.
 
 
 
5.2. Il ruolo urbano dell’architettura scolastica
 
L’edificio scolastico è, tra le architetture riconoscibili che dotano la città di qualità, quello che svolge un più importante ruolo: emergenza qualitativa, con la sua presenza dà significato e valore. A maggior ragione quando si tratta di un edificio come la scuola Cadlolo, dagli indubbi caratteri architettonici esterni (e interni): il progetto deve qui riconoscere gli elementi qualificanti nel rapporto con la città (e le soluzioni proposte al punto 5.1 lavorano in questa direzione).
Se l’alto traffico ha fatto perdere sul lato nord dell’edificio il rapporto di continuità tra strada e interno che era sottolineato e mediato da scalette e portici; se gli esterni oggi sono soffocati da automobili in parcheggio (vedi 5.1), una congrua ridistribuzione funzionale interna degli ambienti può dar valore, può creare un nuovo rapporto scambievole tra edificio e città (il piano terreno di ogni edificio di qualità sempre amplia il proprio raggio d’azione al luogo urbano in cui si trova e lo valorizza).
Via Vecchierelli accoglierà il nuovo ingresso (e uscita di sicurezza) che permette di eliminare le barriere architettoniche senza stravolgere il senso architettonico dell’Atrio e della Scala di Fasolo che, se fossero adeguate (atrio con scivoli; scala a prova di fumo) verrebbero manomesse nella loro architettura..
 
5.3. La scuola come edificio architettonico unico
 
Si ritiene positivo e compatibile con la funzione della scuola Elementare la compresenza dell’altra struttura scolastica, sebbene sia incongrua l’attuale suddivisione degli spazi. La scuola Cadlolo occupa i lati verso il rione di Ponte che sono i meno inquinati, ma l’aria irrespirabile e l’altissimo rumore colpiscono il Refettorio che si affaccia sul Lungo Tevere.
 
In contrapposizione al netto degrado dell’ambiente esterno è corrisposto un rispetto del valore architettonico dell’edificio, tranne poche eccezioni tutte da recuperare drasticamente (come, ad esempio, la sostituzione di alcune inferriate). A questo riguardo, vedi l’insieme di Norme elaborato per IL PROGETTO DI RESTAURO DELLE FACCIATE DELLA SCUOLA CADLOLO IN VIA DELLA RONDINELLA.
 
Punti nevralgici di qualità architettonica sono i seguenti fondamentali nodi spaziali che vanno salvaguardati e di cui andrà eseguito un attento restauro filologico:
- Il portico di ingresso che sottolinea il volume sporgente dell’atrio (purtroppo oggi occluso per metà da una non necessaria separazione);
- L’atrio basato su un’interessante sistema di altezze variabili e di trasparenze e rimandi spaziali;
- Le scale principali progettate a segnare continuità spaziali tra i piani. Per rispettare le Norme antincendio dell’edificio si è progettata una scala su via Vecchierelli. Attraverso il distacco dato dall’arretramento del volume, oggi nascosto da un muro che va ripristinato nei pilastri e nei quadrati a maglia di rete in ferro battuto, si entra in un nuovo atrio con una scala e l’ascensore, a norma di leggi, collocati, al posto di un’aula, sul corpo aggettante ad ovest.
 
Vanno ridisegnati inoltre, più adatti alle soluzioni funzionali proposte, i parapetti (non originali) del portico di ingresso e della palestra in modo che siano in linea con il carattere architettonico della scuola.
Va spostata la Mensa perchè il Refettorio è sistemato in un luogo non congruo: insieme alla cucina troverà posto nel piano terra, sotto alla scuola Materna: potrà usufruire del nuovo ingresso su via Vecchiarelli e delle uscite posteriori. Si troverà in ambienti architettonici aulici, adeguati alla funzione (lasciando le vecchie docce come Museo, a testimoniare le cose passate) luminosi e non inquinati.
Gli ambienti lasciati liberi verso il Lungo Tevere saranno adibiti a:
- Aule multimediali;
- Biblioteca;
- Aula Magna, oggi assente nell’edificio.
Il piccolo ingresso porticato (oggi usato dalla cucina) garantirà l’apertura al quartiere di questi spazi.
 
 
5.4. La scuola come didattica
 
Da una parte le esigenze didattiche, dall’altra l’intrinseca resistenza della compagine muraria dell’edificio a qualsiasi adeguamento: la soluzione progettuale sarà di mediazione.
L’iter metodologico da percorrere prima di affrontare gli aspetti tecnico-applicativi del riuso funzionale non può prescindere dal giudizio sul valore dell’edificio, all’interno del quale interpretare la trasformazione.
La moderna didattica sembra non volere più le aule lungo un corridoio, ma in questo edificio, a causa delle sue caratteristiche strutturali, non può essere modificato lo schema tipologico e distributivo. L’impossibilità di realizzare spazi ad uso flessibile comporta quindi la ricerca (o il ripristino) di spazi appositamente adibiti ai laboratori e alle attività interciclo.
 
 
 
5.5. La scuola come edificio in mutamento
 
Sebbene si tratti di un edificio di riconosciuto valore storico e architettonico (vedi anche le Norme per il restauro delle facciate) il progetto non propone di congelare la scuola Cadlolo alla sua nascita o, peggio!, ripristinarla come era: come tutte le cose urbane essa ha compiuto un percorso, che le dà ricchezza di stratificazione ma che deve aggiungere qualità: ogni intervento, anche piccolo, deve verificare il suo impatto edilizio. E gli interventi nuovi proposti vanno in questa direzione, perché è irrinunciabile che l’edificio mostri la qualità della sua storia architettonica.
 
 
5.6. La scuola come edificio in mutamento: la variazione e la trasformazione della struttura portante
 
Va assolutamente ri-verificata la compatibilità strutturale delle trasformazioni e controllati i guasti della messa a norma degli impianti, se sotto traccia (si aspettano i risultati della verifica strutturale in corso).
L’intervento di consolidamento strutturale (se necessario) dovrà essere compatibile con la natura strutturale dell’edificio e la sua qualità architettonica.
 
 
5.7. La scuola come edificio sicuro e aperto a tutti
 
Si propone la costruzione di una scala di sicurezza all’interno dell’edificio, al posto di due aule sovrapposte: essa avrà accanto un ascensore (vedi disegni di approfondimento).
 
NORME PER IL PROGETTO DI RESTAURO DELLE FACCIATE DELLA SCUOLA CADLOLO IN VIA DELLA RONDINELLA
 
Premessa
La scuola Cadlolo in via della Rondinella è opera di valore storico e architettura d’autore: come tale va mantenuta con puntiglio nel suo insieme e in ogni suo dettaglio. Ogni elemento collabora all’aspetto dell’insieme che non può essere stravolto da affrettate manutenzioni; visto anche che finora il suo aspetto è stato solo in parte manomesso (sostituzione di inferriate che – fortunatamente – non sono andate perdute.
Per affrontare un restauro degli intonaci e di alcuni elementi di finitura esterni (infissi, inferriate di finestre, ringhiere, cancelli) è indispensabile l’elaborazione di un progetto basato sulla conoscenza dell’edificio e delle sue caratteristiche costruttive.
Il progetto deve essere finalizzato a ristabilire l’unità figurativa esterna della scuola Cadlolo quindi è da evitare il trattamento della facciata per parti, procedimento difficile dal punto di vista operativo perché si vieta di rifare integralmente gli intonaci, scorretto dal punto di vista metodologico e non conveniente dal punto di vista conservativo per l’invecchiamento differenziale delle parti trattate da quelle in attesa di essere restaurate.
Si sottolinea l’assoluta necessità che vengano conservati gli intonaci e i materiali originali. Il degrado degli intonaci e degli elementi di finitura non è tale da determinare la loro sostituzione. Anche per gli stucchi che decorano le finestre, i portali, ecc. il degrado non ha inciso irrimediabilmente sul disegno di medaglioni e modanature per i quali quindi è prescritta la ripresa del decoro.
E’ necessario che i lavori vengano eseguiti da una ditta specializzata che operi nel settore del restauro secondo i criteri del restauro a regola d’arte.
Si accenna ad alcune prescrizioni generali per la redazione del progetto e per le modalità d’intervento. Esse sono articolate attraverso:
 
1. rilievo grafico dei materiali e dei diversi degradi
2. indagini conoscitive (composizione chimica e fisica dell’intonaco e degli stucchi, riconoscimento delle alterazioni, ricerca del colore originale)
3. intervento operativo (politica d’intervento, operazioni) verifica della natura di interventi precedenti
4. reintegrazioni
5. intervento sul colore.
 
 
IL RESTAURO DELLE SUPERFICI ESTERNE INTONACATE E DEGLI STUCCHI
 
Breve descrizione delle superfici da trattare:
Le superfici esterne sono costruite a intonaco di calce e pozzolana per le specchiature e a intonaco a finto peperino la cui composizione chimico - fisica è da appurare per la parte basamentale, per i cantonali e per le colonne del portico d’ingresso. Ma l’affermazione va verificata con saggi (si notano zanche a tenere le lastre) perché potrebbe trattarsi di un primo intervento di restauro su lastre precocemente corrose. In particolare il trattamento a finto peperino presenta una lavorazione a finte lastre incise a punta di chiodo. Sono lavorate in finto peperino anche alcune decorazioni in prossimità delle finestre.
Stucchi a decorare le mostre delle finestre, dei portali e le cornici.
Elementi in travertino sono presenti nei davanzali delle finestre.
 
1. Rilievo grafico dei materiali e del degrado
La conoscenza e degli elementi degradati e delle cause degradanti è condizione necessaria per la redazione del progetto di restauro. Una mappa della concentrazione dei degradi può indicare con chiarezza le diverse cause e il loro sommarsi. E’ fondamentale, prima di qualunque intervento, la diagnosi sul degrado per individuare e eliminare dove possibile, le cause degradanti
La prima cosa da fare è la redazione di un rilievo grafico dei materiali che costituiscono le facciate e del degrado degli stessi con la caratterizzazione delle alterazioni. Questo va fatto per tutti i prospetti ed a scala ravvicinata per i particolari decorativi con indicazione, delle cause di alterazione (fattori spesso recrudescenti).
La mappatura del degrado va inoltre corredata da una puntuale campagna fotografica.
Allo stesso modo l’intervento di restauro va poi documentato attraverso la descrizione e l’area di applicazione dei nuovi materiali.
 
 
2. Indagini conoscitive
2.1 Composizione intonaco e stucchi
Le indagini preliminari sono indispensabili per produrre intonaci, che possedendo le stesse caratteristiche di quelli preesistenti, siano nel tempo bio-compatibili con essi e con il paramento sottostante.
Un’indagine sulle proprietà chimico-fisiche e meccaniche dei materiali originari è indispensabile prima di eseguire qualsiasi tipo di intervento sia esso di risarcimento di lacune o di ripresa dell’intonaco vecchio.
Vanno fatti analizzare in laboratorio i campioni delle malte (specchiature, partiture a finto peperino, stucchi) per definire la natura, la granulometria e la quantità dei componenti.
Gli obiettivi di una indagine sugli aggregati artificiali adoperati come leganti e per finiture, quali gli intonaci, le malte di allettamento, gli stucchi, dovrebbero essere così finalizzati:
- individuazione dei processi di formazione del degrado al fine di eliminare le cause dell’insorgenza del fenomeno o, quantomeno, rallentarne i meccanismi di alterazione;
- ripristino di parti di intonaco caduto o molto deteriorato mediante l’uso di materiale bio-compatibile con l’esistente non deteriorato, fermo restando il principio del rispetto delle caratteristiche dello strato originario.
- ripristino del solo strato superficiale di intonaco caduto o deteriorato mediante l’uso di materiale bio-compatibile con quello esistente non deteriorato, fermo restando il principio del rispetto delle caratteristiche dello strato originario.
A tale proposito è necessario portare avanti uno studio così articolato:
- conoscenza in termini chimico-fisici (analisi chimica, perdita di peso, distribuzione granulometrica, analisi diffrattometrica) delle caratteristiche dell’aggregante.
- Sulla base dei risultati di cui al punto precedente si sceglie una serie di formulazioni di intonaci, su cui vengono ripetute le stesse analisi; in virtù delle analogie dei risultati sperimentali ricavati, quindi, verrà fatta la scelta della formulazione di intonaco fresco da usare per il ripristino.
 
2.2 Alterazioni/degrado
La condizione preliminare per una razionalizzazione degli interventi di restauro anche futuri è rappresentata dalla conoscenza dei meccanismi di alterazione biologica dell’intonaco: i dati delle analisi di cui al punto precedente, condotte su campioni degradati, permettono di evidenziare i processi di formazione del degrado.
La prima fase delle indagini consiste in un accertamento attraverso un’analisi visiva cui segue il prelievo di campioni. L’operazione di prelievo, di particolare importanza, deve essere eseguita con tecniche specifiche e in zone ben limitate, in modo da ottenere campioni rappresentativi dell’alterazione e da consentire un controllo nel tempo della superficie in esame.
Lo studio finalizzato alla conoscenza dei fenomeni di degrado deve anche tener conto di parametri collegati alla natura dei materiali costitutivi, alla tecnologia di produzione, alla posizione ed esposizione, al tipo di supporto. Spesso si verifica una sovrapposizione di fenomeni diversi che determina un aumento dell’intensità e della velocità del degrado.
Nel progetto di restauro sarà necessario una volta individuate le cause, intervenire su:
a) la superficie (sporcizia Figg. 1, 2, 3, 4, efflorescenze Fig. 5, usura superficiale Figg. 6, 7, 8, dilavamento Figg. 9, 10, 11)
b) il corpo dell’intonaco (disgregazione Figg. 12, 13, 14, 15, 16, 17, fessurazione Figg. 18, 19)
c) l’interfaccia intonaco-muratura (distacco dal muro Fig. 20, caduta Figg. 21, 22, 23, 24 ).
 
 
2.3 Ricerca del colore originale
Anche in questo caso si dovranno prelevare campioni da analizzare stratigraficamente. La zona dove eseguire il campione è sotto ai cornicioni e agli aggetti dove minore è l’effetto del dilavamento.
 
3. Intervento operativo
3.1 Politica d’intervento
E’ assolutamente necessaria la conservazione dell’intonaco originale.
In primo luogo, poiché la sua funzione è quella di simulare la presenza di altri materiali in un complesso gioco decorativo che è parte integrante dell’architettura (finte pietre, effetto a bugnato, colonne in finto peperino, stucchi decorativi, ecc.) e la riproduzione di tali decorazioni al giorno d’oggi è impossibile e molto costosa e comunque raggiunge risultati estetici assai diversi.
Un secondo punto a favore della sua conservazione è il fatto che contiene un importante patrimonio di informazioni nascoste sulla storia e la tecnologia del fabbricato: è evidente che un intervento che sostituisce l’intonaco al fabbricato ne impoverisce il valore.
Le nuove tecniche di consolidamento e tinteggiatura rendono possibile la conservazione dell’intonaco esistente a costi non esagerati a patto di impiegare operatori tecnici capaci di curare l’esecuzione di tecniche di intervento relativamente complesse.
 
3.2 Operazioni
Nel restauro delle superfici architettoniche viene per lo più rispettata la tradizionale suddivisione dei trattamenti di conservazione in:
preconsolidamento, pulitura, stuccatura, consolidamento, protezione.
Gli intonaci e gli stucchi vanno reintegrati nelle mancanze. Le lacune vengono riempite di nuovo intonaco (stuccatura delle lacune). La composizione delle malte di restauro deve essere studiata in base ai dati risultanti dalle indagini sull’intonaco e gli stucchi originali così come spiegato al punto 2.1.
 
3.2.1 Preconsolidamento. Riaggregazione di intonaco decoeso.
Prima di eseguire la pulitura le superfici possono presentare la necessità in alcuni punti di un preconsolidamento per migliorare la coesione del materiale.
Il preconsolidamento o fissaggio si esegue (su risultati sperimentali in cantiere) per iniezione, a spruzzo e a pennello con fissativi in soluzione e solvente con giusto punto di evaporazione e mai dato al sole. Fino ad oggi la maggiore garanzia viene data dal gruppo delle resine acriliche.
 
3.2.2 Pulitura
La pulitura ha una funzione estetica ma anche conservativa dato che essa ha il compito di eliminare dalla superficie le sostanze che possono causare degrado (sali solubili, muffe) e impediscono la corretta applicazione dei metodi di consolidamento e protezione.
La pulitura può essere eseguita con metodi meccanici, con acqua, con soluzioni chimicamente attive applicate mediante impacchi o infine con l’applicazione di energia termica (laser) alla superficie.
Tutti i metodi di pulitura sono potenzialmente pericolosi per le superfici originali. Se applicati da operatori inesperti, essi possono provocare danni immediati ed una futura accelerazione del degrado. La scelta del metodo o dei metodi di pulitura viene affidata al direttore dei lavori che la deve basare sui risultati di prove di cantiere.
 
3.2.3 Stuccatura e riempimento delle lacune
La resistenza dell’intonaco al degrado è molto maggiore se la sua superficie è compatta e omogenea. E’ necessario eseguire la stuccatura di tutte le fessure, piccole mancanze e il riempimento delle lacune, in modo da formare nuovamente una superficie continua, capace di affrontare i fattori ambientali di degrado nel miglior modo possibile.
Per eseguire le stuccature: la composizione delle malte può essere come illustrato al 2.1. Oggi il miglior materiale per lo strato superficiale di finitura delle stuccature è la calce con inerti di colore adatto che permettono alla stuccatura indurita di adeguarsi al materiale circostante; la malta di calce deve essere però lavorata con la minor quantità possibile di acqua e compressa fortemente quando viene applicata. Le stuccature poco profonde possono essere eseguite interamente con la malta di calce.
Le stuccature a cemento non sono compatibili con le malte antiche per fattori meccanici (forza eccessiva), fisici (bassa porosità), e chimici (formazione di sali solubili).
 
3.2.4 Consolidamento
Il distacco dalla muratura è il più pericoloso tra i processi di deterioramento; come si è visto esso è per lo più causato da infiltrazioni d’acqua.
Gli intonaci semi-distaccati dai muri possono essere fatti ri-aderire mediante l’iniezione di adatte miscele adesive (miscela di leganti idraulici speciali).
Il consolidamento, in questo caso, viene realizzato iniettando sostanze adesive in fori praticati nello spessore dell’intonaco fino a raggiungere il punto in cui l’adesione è difettosa.
Una miscela adatta al consolidamento dovrà avere alcune caratteristiche specifiche:
- forza meccanica non troppo superiore a quella delle malte tradizionali per intonaco o muratura;
- porosità non troppo diversa dalle malte tradizionali;
- presa idraulica;
- minimo possibile contenuto di sali solubili potenzialmente dannosi per i materiali circostanti;
- buona iniettabilità in fessure sottili e a contatto con murature porose;
- basso ritiro per permettere il riempimento anche di cavità di diversi millimetri di larghezza.
Una soluzione potrebbero essere iniezioni di adesivi in emulsione con caseato di calcio con carica se necessario, iniettati in fori precedentemente praticati e lubrificati con acqua e alcool richiede diversi accorgimenti a seconda delle particolarità della muratura e dell’intonaco pertanto si ribadisce la necessità di impiegare ditte specializzate in questo genere di lavori.
 
3.2.5 Protezione
I peggiori danni subiti dagli intonaci sono quasi sempre riferibili ai difetti degli edifici che permettono la penetrazione di acqua nei muri o il suo scorrimento su parte della superficie esterna. La sopravvivenza degli intonaci dipende in primo luogo da un’efficiente manutenzione del fabbricato, con particolare riferimento ai sistemi di distribuzione e smaltimento dell’acqua di pioggia (Figg. 3, 25, 26, 27).
I più importanti metodi di protezione sono quindi di tipo architettonico.
Tuttavia per la protezione degli stucchi possono essere usati dei film protettivi (resine acrilico siliconiche a spruzzo impermeabili all’acqua ma che permettono l’evaporazione dell’umidità dall’interno). In alternativa si può eseguire una scialbatura di calce con materiali organici.
L’uso di strati protettivi deve comunque essere collegato ad una prassi di manutenzione che preveda un’ispezione periodica e la ripetizione ad intervalli regolari del trattamento.
 
4. Reintegrazioni con nuovi materiali
Per le lacune più estese laddove è necessario reintegrare ampie zone con intonaco nuovo (lo stesso dicasi per gli stucchi) questo, come già detto al punto 2.1, deve essere composto da una malta il più possibile simile a quella dell’intonaco originale.
 
5. Intervento sul colore
L’intervento sul colore è complesso. Difficile è ritrovare la policromia originale: per ristabilire l’unità cromatica dell’edificio va applicata “a spruzzo” una velatura (non coprente) il tono originale ricercato, sotto ai cornicioni e agli aggetti o in laboratorio su campioni con sezione stratigrafica (ripresa del colore). Questa velatura creerà l’effetto di una superficie leggermente consunta, ma con l’indicazione di quello che era il colore originale. Laddove debba essere applicato su parti nuove di intonaco, dovrebbe essere applicato “a fresco” a spruzzo o a pennello. Per quanto l’industria fornisca una vasta gamma di prodotti, si consiglia di intervenire con i mezzi tradizionali. Una buona miscela è ad es. pigmento diluito in acqua + pochissimo latte di calce + 10% circa di emulsione acrilica (Primal AC 33 o simile).
Qualunque altra soluzione pigmentata che formi pellicola di colore è da escludere in quanto non compatibile con lo strato di finitura dell’intonaco che verrebbe in breve a staccarsi insieme alla pellicola stessa.
 
IL RESTAURO DEGLI ELEMENTI IN FERRO
E’ di fondamentale importanza ai fini della integrità dell’architettura della scuola Cadlolo, che vengano ricollocate le inferriate originali, oggi in un deposito.
Le grate di ferro poste alle finestre, i portoncini, le ringhiere e la cancellata sul portico d’ingresso, non sembrano essere interessati da fenomeni corrosivi importanti (Figg.1, 8, 9, 25, 28, 29, 30, 31). Pertanto una volta eseguita una indagine visiva caso per caso l’intervento operativo potrà essere così articolato:
- pulitura per eliminare grasso e ruggine. A vapore, attraverso la sabbiatura o con acidi o basi dovrà decidersi in cantiere e dopo aver eseguito delle prove di resistenza del materiale.
- Immediatamente sul metallo pulito verrà applicato un primer (vernice ricca di cromati o ossidi di ferro) e almeno due strati di pittura sopra il primer.
Importante è sottolineare che le migliori verniciature hanno vita utile di 5-10 anni e che non tutti gli elementi in ferro si rovinano con la stessa velocità causa la loro esposizione. Anche in questo caso, come già detto in premessa, una mappatura del degrado si rende indispensabile anche per i futuri interventi di manutenzione.
 
IL RESTAURO DEGLI INFISSI IN LEGNO
Per eventuali fenomeni di deformazione del telaio per imbarcamento e/o svergolamento.
La causa diretta è l’assorbimento di umidità per degrado della vernice protettiva (cattiva manutenzione).
La percentuale di umidità nel legno è una condizione di predisposizione della massima importanza in quanto determina variazioni dimensionali notevoli. La pittura serve ad evitare che l’umidità si accumuli all’interno degli elementi in legno e ne provochi il degrado e la deformazione. Inoltre una elevata umidità facilita l’attacco da parte di funghi, per cui occorrono speciali trattamenti.
Situazioni aggravanti possono essere:
- Esposizione alla pioggia battente e/o ai venti dominanti.
- Mancanza o scarsa tenuta (per incrudimento) delle guarnizioni elastiche nei punti di battuta.
- Deperimento delle sigillature tra vetro e telaio.
- Ferramenta non idonea al tipo di infisso od in cattivo stato.
Con conseguente:
- Mancato parallelismo delle alette di battuta.
- Passaggio attraverso i giunti di aria ed acqua.
- Deterioramento del legno.
- Dispersione termica ed acustica.
Interventi di recupero:
- Sostituire le parti del telaio in legno imbarcate o deteriorate.
- Riportare gli elementi in squadro.
- Ripristino della verniciatura previo preparazione del fondo.
Il ripristino della verniciatura viene eseguito rimovendo le parti di vernice distaccate e deteriorate, stuccando, carteggiando e applicando una mano di fondo isolante prima della nuova vernice. Se la vernice esistente è in cattivo stato e in alcune zone il legno è rimasto a lungo non protetto diventando secco, è consigliabile un trattamento più a fondo riportando il legno a nudo, spatolando la vecchia vernice ammorbidita con solvente, e procedendo a una verniciatura ex novo.
- Sostituire la ferramenta non idonea, rotta od ossidata.
- Applicazione di guarnizioni elastiche.
- Rifacimento delle sigillature tra vetro e telaio.
 
RELAZIONE AL PROGETTO DELLA SCALA DI SICUREZZA
 
(Dalle Note Metodologiche)
[…]
Se l’alto traffico ha fatto perdere sul lato nord dell’edificio il rapporto di continuità tra strada e interno che era sottolineato e mediato da scalette e portici: se gli esterni, oggi sono soffocati da automobili in parcheggio (vedi 5.1), una congrua ridistribuzione funzionale interna degli ambienti può dar valore, può creare un nuovo rapporto scambievole tra edificio e città (il piano terreno di ogni edificio di qualità sempre amplia il proprio raggio d’azione al luogo urbano in cui si trova e lo valorizza).
Via Vecchierelli accoglierà il nuovo ingresso (e uscita di sicurezza) che permette di eliminare le barriere architettoniche senza stravolgere il senso architettonico dell’Atrio e della Scala di Fasolo che, se fossero adeguate (atrio con scivoli; scala a prova di fumo) verrebbero manomesse nella loro architettura.
[…]
Per rispettare le Norme antincendio dell’edificio si è progettata una scala su via Vecchierelli. Attraverso il distacco dato dall’arretramento del volume, oggi nascosto da un muro che va ripristinato nei pilastri e nei quadrati a maglia di rete in ferro battuto, si entra in un nuovo atrio con una scala e l’ascensore, a norma di leggi, collocati, al posto di un’aula, sul corpo aggettante ad ovest.
[…]

 

Messaggio di errore

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