Torre in Pietra










I CENTRI RURALI DI FONDAZIONE DELLA BONIFICA DI TORRE IN PIETRA
 
L'obiettivo della ricerca sta nella proposta di una salvaguardia attiva del territorio della Tenuta di Torre in Pietra che, non volendo limitarsi alla negazione di necessari processi di trasformazione, ovvero al  "congelamento" vincolistico dei Centri possa fornire attraverso lo studio, e quindi attraverso una prima fase di censimento e rilievo, delle indicazioni  al progetto del nuovo, alla tutela, allo sviluppo e alla valorizzazione di quanto, allo stato attuale, è ancora in essere, attraverso anche la predisposizione di linee guida per l'utilizzo di tecniche e materiali con particolare attenzione alla progettazione dei vuoti e ad un  corretto uso delle risorse naturali.
La bonifica e la realizzazione dei centri rurali  è il prodotto corale di più competenze tra cui emerge nell’impostazione  architettonica generale la figura dell’architetto Michele Busiri Vici, al quale si deve lo  studio dei tipi edilizi principali e il restauro del Castello Falconieri  poi sede dell’azienda Torre in Pietra.
La realizzazione dei Centri (o Unità) produttivi dell'azienda, all'interno della Tenuta, dà forma a  un progetto unitario degli insediamenti che si diversificano per le attività specialistiche svolte, la quantità degli abitanti e il tipo di lavoratori insediati, dagli stagionali, ai salariati residenti, al personale dirigente. Gli edifici si organizzano, nei centri maggiori, rispetto ad una corte aperta con al centro un fontanile. Le  aree intorno alla residenza compresa la corte sono curate a giardino dal  personale addetto alla manutenzione. Gli edifici tecnici si situano in aree limitrofe alla residenza secondo una  relazione funzionale ed igienica.
 
La Tutela Negata: uno "spazio di incomprensione"
I Centri si situano all'interno di un sistema territoriale complesso, quale è quello costiero romano, tuttavia ad oggi  il territorio della Tenuta è escluso dal Parco della Riserva del Litorale.
Nel corso dei  primi anni Ottanta un progetto di tutela e valorizzazione predisposto dall'Ufficio Tevere e Litorale del Comune di Roma comprendeva la fascia costiera fino a quella pedecollinare in direzione E/O e da Passoscuro a Torvajanica in direzione N/S. Tra gli obbiettivi del Progetto era la conservazione delle aree e delle aziende agricole da recuperare all'economia e alla storia e attraverso le quali far partire la riqualificazione degli stessi territori costieri. Bernardo Rossi Doria ancora negli anni Settanta rilevava nella debolezza del Piano del 1962 ciò che più avanti avrebbe definito uno "spazio di incomprensione" (dei luoghi) quelle stesse aree che oggi, oggetto della realizzazione di nuovi edifici, erano e sono identificate come  Zone "F2" ovvero di ristrutturazione urbanistica. L'ambiguità della zonizzazione F2 faceva rilevare da subito la necessità di  un controllo della trasformazione in grado di promuovere un’azione che rimuovesse le cause di degrado dovute prevalentemente all'espansione abusiva e a progetti di privatizzazione incompatibili con le caratteristiche del territorio e del paesaggio, diversamente da quanto oggi si è andato realizzando. Successivamente al 1992, quando Fiumicino diventa Comune indipendente da Roma, una guida Turistica edita con il patrocinio del Comune definisce, elencandoli, di grande interesse storico, paesistico e per l'economia del territorio, i Centri Rurali di fondazione. Diversamente, dal 2005, la riqualificazione del territorio passa attraverso una elevata previsione di crescita della popolazione del Comune di Fiumicino, suffragata da molti P.d.C. concessi, in funzione della futura realizzazione del nuovo Porto Turistico.
 
Note sintetiche
L'interesse per il territorio della Tenuta, situata a Nord di Roma, compresa tra la fascia pedecollinare e il mare, e i suoi Centri rurali, nato dal riconoscimento della qualità progettuale degli interventi realizzati a partire dalla fine degli anni Venti, si sviluppa nel momento in cui diventa oggetto di un'imponente immissione di quantità edilizie in vista della futura realizzazione del Porto turistico di Fiumicino, fornendo l'occasione per alcune riflessioni in merito al progetto del paesaggio che qui, ancora, si rivela  solo parzialmente, ma per poco, compromesso dai nuovi "modelli" di consumo del territorio svolti in direzione di una trasformazione che, ignorandone i segni e quindi negandone la storicità, si rivela incompatibile sia con la conservazione dei valori altrimenti riconosciuti, sia con il progetto del "realmente" nuovo che, in quanto progetto e non modello di consumo, si dà come l'unico in grado di avviare nuove regole e nuova dignità architettonica.
Il paesaggio quindi identificato ancora nel corso del Moderno come "forma del territorio", ovvero come insieme storicizzato di segni ed esperienze in continua trasformazione che si sveleranno a chi sa "osservare" e che, nella sua complessità come forma necessariamente antropizzata, quanto definita dalle sue caratteristiche geografiche, si manifesta come sintesi attuale di un avvenimento continuo. In questo senso è espressione di un'idea molto distante sia dalla sua intangibilità di matrice romantica, sia dal mimetismo dell' architettura "ambientata" nel paesaggio.
E' l'"oggetto trovato" all'origine del processo di conoscenza e quindi del progetto.
 
La qualità dei Centri di Bonifica testimonia di una realtà sociale ed  economica che si fa architettura, in grado di determinare una fase di trasformazione del territorio in continuità con quanto la precede e stabilendo quelle nuove regole che oggi costituiscono uno dei principali aspetti identitari del luogo.
In questa direzione la principale innovazione introdotta da Luigi Albertini e  Niccolò Carandini sta nell'organizzazione e nel  progetto del territorio inteso nella sua complessità e interezza rispetto al quale diverrà fondamentale  la fondazione e il decentramento di una nuova edilizia abitativa e rurale, che non più a carattere provvisorio, darà origine a quelle Unità  Produttive organizzate in  Centri distribuiti presso le riserve. I Centri dovevano prevedere: gli alloggi per il personale salariato e le famiglie numerose, i dormitori con servizi di cucina, le stalle, i fabbricati tecnici (silos, fienili, scuderie, magazzini e tettoie per il riparo dei macchinari). Si manifesta quindi la volontà di un progetto integrale del territorio e del modello produttivo, che peraltro si pone in continuità a un  processo di trasformazione che, molto lontano nel tempo, aveva determinato la trasformazione  dei villaggi fortificati, i Castra, in Casalia e, più avanti, in età Barocca con Orazio Falconieri alla villa intesa come sintesi di residenza e unità produttiva. Per la realizzazione del progetto Luigi Albertini e Nicolò Carandini si avvarranno del supporto di professionalità diverse, dagli agronomi agli architetti e ingegneri e tra questi di Michele Busiri Vici.
La bonifica del territorio si avvia nel 1927 con le Riserve della Ficoncella e di Capanna Riccioni  e prosegue fino al 1941. Nel 1935 viene  acquistata anche la Tenuta della Leprignana.
 
 "… Bellissima nel suo abbandono… Nella sua nudità, niente strade, due vecchi fabbricati .. nessuna stalla. Vasti orizzonti, grandi riserve per il pascolo …staccionate.. Niente irrigazione e niente medicai.." . 
E’ con queste parole che il senatore Luigi Albertini descrive la Tenuta di Torre in Pietra al momento dell’acquisto, nel 1926, dalla Bonifiche Agrarie S.p.a.. La Tenuta, situata a circa 26 Km da Roma, ha un estensione di Ettari 1415. 93.10. Tagliata in due parti dall’asse della via Aurelia che fino al 1929, all'avviarsi della bonifica, è una stretta strada sterrata, e dalla ferrovia Roma-Pisa, confina  a Nord con la Tenuta di Castel Campanile, Tragliata e Casal de' Ricci; a Est con la Tenuta Ara Nuova; a Ovest con la tenuta Palidoro; a Sud con la via Aurelia e la Tenuta di Maccarese.
Da sempre infestato dalla malaria, il territorio isolato e diversamente caratterizzato al suo interno poiché compreso tra la fascia pedecollinare e il mare, è suddiviso in zone di macchia mediterranea, paludi e riserve (del Pero, Falconieri, Muracciole, Quarto della Ficoncella, ecc.), delimitate da corsi d'acqua e fossi, Cupino, Tre Denari e Arrone e da tracciati percorribili solo a cavallo. Oltre al Castello Falconieri, i pochi fabbricati  esistenti all’interno della Tenuta si riducono alla Torre di Pagliaccetto, ai   vecchi casali in collina di Sant'Angelo, che  domina il Tirreno, e di Granaretto, utilizzati come depositi di sementi e, a valle, nel casale di Tre Denari.
 
L'obiettivo della proprietà Albertini poi Società Anonima Bonifica di Torre in Pietra, oltre ad assolvere gli obblighi previsti dalle leggi sul bonificamento agrario, punta al recupero della produttività del territorio e al ripopolamento della campagna, che saranno resi possibili in prima istanza attraverso la diversificazione degli interventi di bonifica a valle e in collina e della produzione agricola e pastorizia e, infine, promuovendo forme partecipative dei lavoratori salariati alla produzione in modo da favorirne la permanenza. 
 La mancanza di infrastrutture adeguate per il trasporto e dell’elettricità,  l'isolamento e le caratteristiche diversificate della Tenuta significheranno in primo luogo la realizzazione di strade poderali e di strade carrozzabili. La prima nuova strada ad essere realizzata sarà quella che dal castello, destinato a sede operativa dell'azienda, immetteva sulla via consolare (attualmente il tracciato originario è modificato dall'accesso dell'autostrada). 
Per la realizzazione del bonificamento a causa del terreno particolarmente difficile si farà ricorso, oltre ad aratri tradizionali all'impiego della Fowler e allo studio di un innovativo sistema di irrigazione a valle "a scorrimento", (in collina si manterrà il sistema tradizionale "a pioggia") attraverso un complesso progetto di ingegneria idraulica, affidato a Giuseppe Alberti. Si ricorre ad operai specializzati nell'allevamento e alla possibilità di trattenerli nei centri  attraverso forme partecipative alla produzione e alla realizzazione di alloggi per famiglie numerose.
Superata la prima fase del bonificamento, l'azienda investe le maggiori risorse nell’allevamento  di bovini pregiati da latte importati dall'America, nel  ciclo completo della produzione e distribuzione del latte Crudo e dello Yogurt: "YOMO". Il latte crudo per sua natura presentava enormi  difficoltà igienico sanitarie, quindi si dovrà provvedere ai progetti dei sistemi per la sicurezza sanitaria: dallo studio del tipo di stalla per la mungitura, al tipo di  secchi per la raccolta del latte, alle tute degli operai addetti alla raccolta del latte, al  "packaging" del latte e dello yogurt.
I locali per la mungitura, progettati  da Michele Busiri Vici saranno approvati dalla Direzione Nazionale di Igiene e Sanità nel 1932.
 
L'architettura delle Unità produttive o Centri.
I protagonisti  della bonifica
Luigi Albertini Senatore, (Ancona il 19/10/1871- Roma il 29/12/1941). Nel 1925, è costretto dal Regime Fascista a  lasciare la direzione del Corriere della Sera di cui è anche comproprietario. Nel 1926 acquista la Tenuta di Torre in Pietra dai fratelli Florio e nel 1935 anche la Tenuta della Leprignana.
Leonardo Albertini; Niccolò Carandini
Angelo Bianchi, medicoveterinario,  Direttore tecnico dell’azienda
Le Compagnie,  Maggiormente presenti nlla prima fase della Bonifica, costituite da gruppi di  braccianti di Lazio, Abruzzo. A questi subentreranno i lavoratori salariati residenti nelle abitazioni dei Centri di valle e di collina.
Operai specializzati, Il carattere dell’Impresa orientato alla produzione del latte crudo, renderà necessario l’apporto di personale qualificato per la mungitura e il governo degli animali da latte, proveniente dal Nord Italia in particolare dalla Lombardia e dal Veneto e da quelle regioni dedite alla produzione del latte.
A questi si aggiungevano gli operai specializzati per la riparazione dei mezzi meccanici. L'aumento del lavoro determinerà negli anni Cinquanta la realizzazione dell'Officina dell'Arenaro di M. Busiri Vici e P.L. Nervi.
 
I progettisti
Michele Busiri Vici, architetto: Restauro del Castello di Torre in Pietra(1929); Centrale del Latte Crudo e abitazione del direttore a Falconieri; Centro Aurelia; Officina dell’Arenaro con Pier Luigi Nervi;Asilo Luigi Albertini; Villa Albertini presso la Torre di Pagliaccetto; Centro Orti sulla via Aurelia oggi Caserma dei Carabinieri. Inoltre progetta gli elementi decorativi, intestazioni, illuminazione dei centri e l'impostazione generale dei Centri.
Giuseppe Alberti, ingegnere (Milano), Progetto dell’opera di bonifica.
Pier Luigi Nervi,  ingegnere, Officina meccanica dell’Arenaro (dopoguerra)
Roberto Pane, architetto, Fontanili
Luigi Paoletti, agronomo-geometra, abitazioni minori, stalle e direzione lavori di Arenaro, Tre Denari, Falconieri, Granaretto.
Secreti Ingegnere (Roma), Progetto dell'opera di bonifica.
 
La Fornace per la realizzazione dei fabbricati
Per la fornitura di mattoni, zoccoli, quadri e coppi, venne restaurata e riallestita una fornace preesistente all'interno della Tenuta, presso un bivio per Prato Gelsi,  sulla nuova strada che da Tre Denari portava al Castello. La Fornace inizierà a funzionare nell’estate del  1927. Sarà demolita nel dopoguerra, l’unica traccia è data da pochi ruderi nascosti e dalla scarpata prodotta dalla cava di argilla in prossimità.
 
I servizi sociali
Colonia: Realizzata nel 1937, nella proprietà del Pio Istituto di Santo Spirito. Capannone con refettorio, spogliatoi, cucina, servizi igienici.
Scuola: Michele Busiri Vici, realizzata dopo la II guerra.
 
Centri di Valle e Centri di Collina, sintesi delle schede in corso: Falconieri, Tre Denari, Granaretto, Aurelia, Arenaro, Sant'Angelo
I primi Centri realizzati in prossimità delle Riserve sono quello di Tre Denari e  di Falconieri nella zona di valle (Le Piane) e Granaretto e Sant'Angelo in quella collinare. Il Castello Falconieri viene destinato ad ospitare il centro operativo dell’Azienda. A questi vanno aggiunti i Centri della Tenuta della Leprignana, acquistata successivamente (1935).
Centro Tre Denari: Inizio/Fine lavori 3 Luglio 1927/27 Luglio 1928, Impresa Bertoni: restauro del casaletto preesistente, stalla (ampliata nel 1931), casale, cascina, fontanile, aia.
Centro Falconieri: Inizio/Fine lavori 1 Agosto 1928/15 Dicembre 1929, Impresa Bertoni. Dal Luglio 1928 si costruiva la strada verso il passaggio a livello della stazione di Palidoro. L'unità, più grande di Tre Denari, comprende anche l'edificio "modello" del latte crudo di M. Busiri Vici e la casa del direttore.. Nel 1933 si realizza l'ampliamento dell’Unità con la realizzazione di nuovi fabbricati tecnici (concimaie, stalle allevime,….) oggi demoliti.
Centro Granaretto: Inizio/Fine lavori 26 Marzo 1933/ Ottobre 1940, Impresa Castelli: grande casale con stalla sottostante per manze, cascina, concimaie, fontanili.
Centro Sant’Angelo: Inizio/Fine lavori 27 Luglio 1929/ 31 Marzo 1931
Impresa Bertoni. Il progetto era stato completato nel 1928. Si avvia con il restauro e l'ampliamento del vecchio casale per poi comprendere il nuovo casale, la stalla, la cascina, la tettoia, la concimaia e il fontanile.
Centro Arenaro (Muracciole): Inizio/Fine lavori 26 Marzo 1933/ Ottobre 1940
Centro Aurelia: Interamente progettato da Michele Busiri Vici, a soli 14 metri dalla via Aurelia, viene iniziato con molto ritardo nell'estate del 1940 a causa  del rilascio della licenza edilizia.
 

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