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Metallurgia

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L'Anatolia, e in particolare l'Anatolia orientale, si può considerare una delle regioni del Vicino Oriente più ricche di minerali metalliferi e una delle aree di origine della metallurgia. Le prime testimonianze di fusioni del rame si hanno già a partire dal VIII millennio a.C. in siti del Neolitico Preceramico del Tauro, anche se si tratta di un utilizzo sporadico e per fabbricare piccoli oggetti (perline, punteruoli). Per lungo tempo non vi sono stati significativi cambiamenti, a parte un limitato aumento della produzione e affinamento delle tecniche di fusione, che tuttavia continuavano ad usare rame nativo o minerali semplici come i carbonati e gli ossidi. E' solo con la fine del V e gli inizi del IV millennio che l'attenzione e l'interesse per il metallo cominciano a crescere sensibilmente, in relazione a nuovi bisogni delle società divenute più gerarchiche e più complesse.

Si introducono l'argento e il piombo e si iniziano a sperimentare minerali compositi o combinazioni di minerali per ottenere un rame più duro come prodotto finito e più malleabile durante la lavorazione. I minerali compositi (rame con altri elementi, quali l'arsenico, l'antimonio, il nichel, il piombo) divengono i più ricercati nel corso del IV millennio e ciò dà l'avvio da un lato alle prime sperimentazioni di leghe (in questa fase prevalentemente di rame e arsenico), dall'altro allo sfruttamento mirato di alcune zone minerarie più adatte e alla creazione di rotte commerciali o di scambio per far circolare il metallo. Ancora una volta l'Anatolia orientale, e probabilmente le sue regioni più settentrionali, insieme a quelle transcaucasiche, furono uno dei poli principali di questo scambio nel corso del IV millennio. Il progetto di ricerca sullo studio dell’antica metallurgia in Anatolia è ormai in corso da diversi anni ed è stato reso possibile grazie ad una concessione di survey archeometallurgica da parte del Ministero della Cultura Turco e da diverse collaborazioni anche in campo internazionale. metallurgia del IV e del III millennio.

Le ricerche finora effettuate sull'antica metallurgia del Vicino Oriente hanno individuato in Anatolia orientale un'area molto importante per la nascita e lo sviluppo dell'attività metallurgica. L'esistenza in quest'area di depositi di minerali di rame di grandi dimensioni come quello di Ergani Maden, ha certamente favorito lo sviluppo di un interesse per questa nuova materia prima e la capacità di sfruttarla già nelle più antiche comunità agricole di villaggio. Oggetti di rame nativo e di malachite sono stati trovati nei livelli del Neolitico preceramico di Çayönü a pochi chilometri dalla grande miniera di rame di Ergani Maden. Questi oggetti testimoniano l'interesse e l'uso di questi materiali già nel VIII millennio a.C.

A questa primissima fase segue un lungo periodo di maturazione (VII-VI millennio a.C.), in cui si porta a compimento la conoscenza delle caratteristiche principali di questo materiale, realizzando delle vere e proprie fusioni. Le aree interessate, almeno stando alle prove archeologiche attualmente disponibili, sono l'Anatolia centrale, con i siti di Çatal Hüyük e Hacilar, e la Jezirah orientale, con i siti di Tell Sotto (fase pre-Hassuna) e Yarim Tepe I (cultura di Hassuna). Va notato che sia a Çatal Hüyük che a Yarim Tepe, oltre ad oggetti di rame ottenuti mediante fusione, si ha la prova della lavorazione del piombo. E' difficile determinare per quanto tempo le riserve di rame nativo e di minerali carbonatici possano aver soddisfatto le richieste delle società antiche.

Bisogna tuttavia arrivare alla fine del IV, inizi III millennio, quando si assiste ad una più generale diffusione dell'uso del metallo e di più sofisticate tecniche di fusione, per avere chiari indizi di sfruttamento dei minerali solfurei e dell'utilizzazione dei più vasti depositi di calcopirite. L'impiego della calcopirite, già agli inizi del III millennio, è testimoniato dalla presenza di minerali solfurei nei siti archeologici dell'Anatolia orientale. Uno di questi ritrovamenti è rappresentato da un frammento di grande dimensioni nei livelli appartenenti al Bronzo Antico I (periodo VI B2, 3000-2700 a.C.) di Arslantepe. L'intero sviluppo metallurgico dal Calcolitico alla fine del Bronzo Antico documenta un forte incremento nella diffusione e nella varietà degli oggetti metallici, oltre che l'affermazione di metalli compositi, specialmente di una lega rame-arsenico.

L'uso di questa lega sembra durare fin dopo la scoperta e la diffusione dello stagno nella seconda metà del III millennio a.C., mentre la nuova lega rame-stagno prenderà il sopravvento solo nel Bronzo Medio e quindi la sostituirà totalmente. Si è avviato così un progetto di collaborazione fra la Cattedra di Preistoria e Protostoria del Vicino e Medio Oriente dell'Università "La Sapienza" di Roma, la Sezione di Archeometallurgia dell'Istituto per le Tecnologie applicate ai Beni Culturali del C.N.R.di Roma e, più recentemente, l'Istituto di Archeometallurgia del Bergbau Museum di Bochum. Il progetto, che si avvale di diverse competenze scientifiche, ha permesso di organizzare e portare avanti un piano di lavoro integrato che tiene conto dei vari aspetti archeometallurgici.

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