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Periodo VI B2, Bronzo Antico I (2900- 2800 a.C.)

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Nell'ultima fase del Bronzo Antico I (periodo VI B2) in seguito al definitivo abbandono del villaggio di pastori con cultura est-anatolica (VI B1), fu costruito un abitato con case in mattoni crudi, di piccole dimensioni separate da strade e cortili destinati a varie attività (macellazione di animali, attività metallurgica di fusione dei minerali di rame). Le strutture domestiche erano costituite da due o tre vani e molto simili tra loro; i vani erano forniti di diverse installazioni come le panchine, che correvano a ridosso delle pareti, le piattaforme, le vaschette o piccole fosse intonacate contenenti macine e macinelli per la lavorazione dei cereali. Al centro delle stanza era presente un focolare circolare con piccola cavità centrale appositamente creata per contenere la brace.

L'abitato venne distrutto da un violento incendio e i pavimenti delle case e degli spazi esterni furono quasi interamente coperti da cereali carbonizzati, forse i resti di un intero raccolto che in origine doveva essere collocato sui solai lignei. Oltre al grano e all'orzo sono stati trovati vinaccioli di vite domestica. Il villaggio sorgeva sul pendio della collina antica ai piedi ad una sorta di cittadella o acropoli, circondata da un grande muro di cinta 6 m di spessore con fondazioni in pietra e alzato in mattoni crudi. L’assetto del villaggio del VI B2 rivela come l’organizzazione politica dell’abitato fosse completamente diversa da quella del sistema palatino precedente basato sul controllo economico della comunità. Nonostante l’intermezzo costituito dall'arrivo su tell di gruppi pastorali di origine trans caucasica, si nota una forte continuità di tradizioni nelle produzioni ceramiche e nella cultura materiale, che, ancora per un breve lasso di tempo, mantengono in vita le tradizioni della fase del palazzo. In questo periodo, infatti, il ruolo della ceramica rosso-nera si riduce, mentre ricompare la ceramica tornita che sembra aver accolto ora tutti i modelli della cultura Tardo Uruk, evoluti in un repertorio locale caratteristico delle culture del Bronzo Antico I in tutta la valle dell'Alto Eufrate. Il periodo VI B2 ad Arslantepe rappresenta l'ultima fase di significativi rapporti tra la regione di Malatya e l'ambiente siro-mesopotamico. I legami tra le regioni a nord e a sud del Tauro si affievolirono notevolmente dopo la fine di questo periodo e la catena montuosa divenne una vera barriera non solo geografica ma anche politica e culturale.

All'inizio di questo periodo, alla periferia ovest di quella che era stata l'area monumentale del periodo VI A, fu costruita una tomba a una cista in pietra in cui era sepolto un personaggio eminente con ricchissimo corredo di oggetti metallici e con quattro adolescenti sacrificati. È della più antica testimonianza di tomba reale caratterizzata già da elementi (ricco corredo e sacrifici umani) tipici dei sepolcri reali, in Mesopotamia e in Anatolia, di epoche successive.

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