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Il materiale amministrativo ad Arslantepe

La conduzione della ricerca

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Dall'incontro tra Salvatore Puglisi e Alba Palmieri con Enrica Fiandra e Piera Ferioli negli anni '80 nasce il pionieristico studio sulle migliaia di cretule di Arslantepe provenienti da uno degli speciali ambienti ricavati per lo scarto di questo materiale amministrativo (A206) e dai magazzini (A340, A369) del palazzo del periodo VI A. Lo studio delle cretule parte dall'esame di tutti i suoi aspetti formali, sia della superficie con l'impronta del sigillo sia del retro, cioè la parte non sigillata, dove in negativo sono riconoscibili gli oggetti sigillati: vaso, sacco, contenitori in varie fibre vegetali, o la chiusura di porta tramite il cavicchio o pomello di porta e la serratura.

Quante sono le persone coinvolte nelle operazioni amministrative? E nel dettaglio: le cretule con lo stesso sigillo impresso e poste anche su contenitori di natura diversa, sono state preparate dallo stesso individuo? Ed ancora, il funzionario che preleva è lo stesso addetto alla chiusura delle porte? Su alcune impronte di sigillo sono state notate alcune striature parallele riconducibili verosimilmente alla materia prima - nel caso specifico fibre lignee - in cui erano stati intagliati i sigilli. Da questa considerazione, legata anche alla totale assenza delle matrici dei sigilli impressi sulle cretule, è nata l’esigenza di verificare sui più di duecento sigilli impiegati ad Arslantepe la presenza di micro-tracce, lasciate sull'argilla dal sigillo, o meglio dalla materia prima in cui era stato intagliato il sigillo. Grazie alla cooperazione con Cristina Lemorini, esperta nel riconoscimento delle tracce di lavorazione lasciate dai diversi strumenti litici, in osso o metallici, sono state finora visionate, utilizzando il microscopio x10 e quello elettronico, tutte le impressioni di sigillo del VI A al fine di riconoscere, ove possibile, la materia prima e la tecnica di lavorazione del sigillo, che è presumibilmente vincolata alla materia prima.

L'amministrazione ad Arslantepe

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Ad Arslantepe sono stati rinvenuti circa cinquemila frammenti di cretule, di cui duemila ancora conservanti l'impronta del sigillo, concentrate soprattutto nei magazzini centrali del palazzo del periodo VI A (3300-3000 a.C.) e in alcuni piccoli ambienti usati come depositi del materiale scartato dopo la contabilità. I contenitori sigillati erano di vario tipo: vasi, chiusi da coperchi di vimini o paglia, o da stoffa o pelle; sacchi con diversi tipi di chiusura, mediante semplici giri di corda o nastro, o con l'inserimento di un bastoncello all'interno della bocca per rendere più ermetica la chiusura; cesti. Numerose cretule erano state apposte anche sulle porte dei magazzini che presentavano due sistemi diversi di chiusura: picchetti a lato delle porte, intorno a cui si girava la corda che tratteneva il battente, e vere e proprie serrature di legno. Dal numero rilevante di cretule e di sigilli impressi su di esse e dagli indizi derivanti dalle modalità della loro deposizione si è potuto, dunque, ricostruire che, una volta conclusi il prelievo e la distribuzione dei beni, le cretule con le impressioni dei sigilli erano conservate come vere e proprie ricevute, prima di essere definitivamente gettate. Il sigillo era apposto da chi prelevava il bene, così che il frammento di cretula conservato doveva garantire l'amministrazione e il funzionario da contestazioni sull'avvenuto prelievo. Essa permetteva di registrare le transazioni effettuate: il numero delle cretule indicava il numero delle operazioni, i sigilli le persone che le avevano eseguite. Le cretule di Arslantepe rivelano la nascita della burocrazia e della contabilità in un sistema politico-economico centralizzato prima della scrittura.

Messaggio di errore

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