Fondo Tucci

Nel magazzino della Facoltà di Lettere, la biblioteca conserva una cinquantina di scatole di stampe di monaci tibetani e un catalogo di diapositive appartenute al professor Tucci.

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Giuseppe Tucci

(Macerata, 5 giugno 1894 – San Polo dei Cavalieri, 5 aprile 1984) è stato un orientalista, esploratore e storico delle religioni italiano. Autore di circa 360 pubblicazioni, tra articoli scientifici, libri ed opere divulgative, condusse diverse spedizioni archeologiche in Tibet, India, Afghanistan ed Iran. Era unanimemente considerato il più grande tibetologo del mondo. Fondò, assieme a Giovanni Gentile, l'Istituto Italiano per il Medio ed Estremo Oriente di Roma. Tucci fece parte della Massoneria.

 

Famiglia

Giuseppe Vincenzo Tucci nacque a Macerata il 5 giugno 1894, figlio unico di Oscar Tucci e di Ermenegilda Firmani, che erano emigrati nelle Marche dalle Puglie. Nel 1902 la famiglia si trasferì a Novara, ma ritornò a Macerata l'anno seguente, per poi stabilirsi definitivamente ad Ancona nel 1917, quando Tucci abitava già a Roma. Suo padre era primo segretario dell'Intendenza di Finanza.

Tucci si sposò tre volte: la prima nel 1920 con Rosa De Benedetto, dalla quale ebbe il figlio Ananda Maria, nato nel 1923, la seconda nel 1927 con Giulia Nuvoloni (dopo aver ottenuto l'annullamento del primo matrimonio) e la terza nel 1971 con Francesca Bonardi (dopo aver divorziato dalla seconda moglie, dalla quale viveva separato dal 1942). La sua seconda e la sua terza moglie l'hanno accompagnato in alcune delle sue spedizioni in Asia.

Religione

Come la stragrande maggioranza degli Italiani della sua epoca, Tuchttp://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/6/61/GiuseppeTucci.jpgci è nato in una famiglia di religione cattolica. Fosco Maraini, in Segreto Tibet, scrive che a lui e agli altri membri della spedizione del 1948 non fu permesso di entrare à Lhassa e che solo Tucci, come buddista, ricevette il lam-yig (autorizzazione di transito)[2]. Tucci era infatti diventato buddista durante la spedizione del 1935, essendo stato iniziato dall'abate di Sakya, come scrive egli stesso in Santi e briganti nel Tibet ignoto[3]. Tucci era convinto di essere stato un Tibetano nella sua vita precedente[4], e di essersi reincarnato in Occidente per aiutare il suo popolo a mettervi in salvo le testimonianze della sua religione e della sua cultura[5]. L'otto ottobre 1973, in una lettera pubblicata sul giornale Il Tempo (p. 3, rubrica "Copialettere"), in seguito ad una polemica dovuta al mancato incontro di Tucci col Dalai Lama, andato a Roma in visita al papa Paolo VI, Tucci scrisse: " confermo ancora che io sono sinceramente Buddhista nel senso però che io seguo e cerco di rivivere in me le parole del Maestro nella loro semplicità originale, spoglie dalle architetture religiose e speculative logiche e gnostiche che, nel corso del tempo, le hanno travisate e distorte. Pertanto sempre profondamente rispettoso delle opinioni delle persone che fanno testimonio della sincerità della propria fede, io non credo in Dio, non credo nell'anima, non credo in nessuna Chiesa ma in tre principi soltanto: retto pensiero, retta parola, retta azione, semplici a dirsi, difficilissimi a a mettere in pratica con coraggio e senza cedimenti, senza l'umiliazione del compromesso o gli indegni calcoli del vantaggio e dell'utile." Poco prima della morte di Tucci, il 6 febbraio 1984, il comune amico Gilberto Bernabei scrisse à Giulio Andreotti una lettera in cui diceva che Tucci era ridiventato cattolico[6]. È molto probabile che fosse un'iniziativa di sua moglie Francesca, in ogni caso non vi è nessuna lettera o documento autografo di Tucci o da lui firmato che certifichi questo ritorno al Cattolicesimo dell'ultima ora[7].

Formazione ed attività accademica

Nel 1907 si iscrisse al Liceo classico di Macerata "Giacomo Leopardi", dover si diplomò nel 1912. Manifestò sin da giovanissimo un grande interesse nei confronti delle antichità della sua terra natale prima, e della storia e delle religioni dei popoli orientali in seguito. Iscrittosi all'Università di Roma, dovette sospendere gli studi per prestare servizio nell'esercito durante il primo conflitto mondiale[8].

Si laureò in Lettere nel 1919[9].

Dal 1919 al 1921 insegnò come supplente al Liceo-Ginnasio "F. Stabili" di Ascoli Piceno.

Il primo gennaio 1921 fu nominato segretario presso la Biblioteca della Camera dei deputati, carica amministrativa e non politica che ufficialmente svolse fino al primo novembre 1930.

Nel 1925, in seguito al sostegno accordato dal Governo italiano al poeta bengalese Rabindranath Tagore, partì per l'India assieme a Carlo Formichi per insegnare come Visiting Professor Lingua arte e letteratura italiana all'Università Visva Bharati di Shantiniketan.

Nel 1926 visitò l'Assam per accompagnare Tagore ma, dopo le aspre critiche al fascismo proferite da Tagore, il governo italiano ritirò il suo sostegno a Visva Bharati, e Tucci iniziò ad insegnare nelle università statali indiane di Dacca, Varanasi e Kolkata. Durante questi anni si recò nel Punjab, nel Kashmir e per due volte in Ladakh, almeno due volte in Sikkim e una in Nepal, principalmente per studiare i testi buddhisti contenuti nelle biblioteche monastiche e palatine.

Dal primo gennaio 1927 Tucci, che risultava docente alla Regia Università di Roma come incaricato di Religioni e filosofia dell'India e dell'Estremo Oriente, fu collocato fuori ruolo e comandato senza limiti di tempo presso il Ministero degli Affari esteri, Direzione generale delle Scuole italiane all'estero[10].

Nel gennaio del 1929, in casa del filosofo e sanscritista indiano Surendranath Dasgupta, a Calcutta, Tucci incontrò Mircea Eliade[11], che vide poi regolarmente e col quale corrispondette per tutta la sua vita.

Il 27 settembre 1929 Tucci fu nominato membro della Reale Accademia d'Italia.

Nel febbraio-marzo del 1930 fece un viaggio a Darjeeling e da giugno a settembre ancora in Ladakh. In tutto restò in Asia ininterrottamente durante cinque anni e mezzo.

All'inizio del 1931 rientrò in Italia per insegnare lingua e letteratura cinese presso l'Istituto Universitario Orientale di Napoli.

Il primo novembre 1932, passò alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Roma La Sapienza dove insegnerà, come professore straordinario prima e ordinario poi, Religioni e Filosofia dell’India e dell’Estremo Oriente fino al 1969.[9]

Nel 1933 fondò insieme al filosofo Giovanni Gentile l'Istituto Italiano per il Medio ed Estremo Oriente di Roma (IsMEO), con lo scopo principale di sviluppare le relazioni culturali tra l'Italia ed i paesi asiatici[9]. La sua adesione al Manifesto della Razza del 1938 è stata sottolineata più volte data negli ultimi anni, ma senza che siano emersi documenti certi[12]. Risulta invece che si adoperò per salvare, riuscendoci, lo psicoanalista tedesco Ernst Bernhard, rinchiuso in quanto ebreo in un campo di concentramento in Calabria in attesa di deportazione verso un campo di sterminio in Germania[13].

Nel 1936-1937 fu inviato in missione culturale in Giappone come rappresentante del governo, col titolo di ministro.

Nel 1943 L'IsMEO venne commissariato.

Il primo agosto 1944 fu sospeso dall'ufficio per epurazione.

L'otto gennaio 1946 venne riassunto in servizio attivo.

Nel 1947 Fu nominato presidente dell'IsMEO, che venne riaperto.

Nel 1953 tenne una conferenza a Eranos[14], che fu pubblicata negli Annali di Eranos con il titolo "Earth in India and Tibet"[15]

Nel 1968 andò in pensione.

Nel 1970 fu nominato professore emerito.

Nel 1978 divenne presidente onorario dell'IsMEO.

Morì il 5 aprile 1984 a San Polo dei Cavalieri.[9]

Nella sua lunga attività didattica, Tucci formò generazioni di studenti, tra i quali vanno ricordati gli orientalisti Pio Filippani Ronconi, Raniero e Gherardo Gnoli, e in particolare Luciano Petech[16].

Attività editoriale

Diresse i periodici Alle Fonti delle Religioni (1921-1924), Bollettino dell’IsMEO, dal 1936 col nuovo nome Asiatica (1935-1943), Le scienze del mistero e il mistero delle scienze (1946), East and West (1950-1978); di quest’ultimo rimase poi General Editor sino alla fine. Fu direttore dal 1950 della Serie Orientale Roma, dal 1962 dei Reports and Memoirs del Centro Studi e Scavi Archeologici in Asia dell’IsMEO, dal 1969 della serie Restorations del Centro Restauri dell’IsMEO. Curò dal 1950 al 1973 la direzione scientifica della serie Il Nuovo Ramusio, edita dalla Libreria dello Stato[9].

Attività scientifica

Attratto sin da giovane dalle civiltà antiche, e in particolare dal pensiero religioso, apprese presto l'ebraico, e poi il sanscrito, il persiano e il cinese. Nel 1911, quando aveva 18 anni, pubblicò una raccolta di epigrafi latine nella prestigiosa rivista dell'Istituto Archeologico Germanico di Roma, mentre datano al 1914 i primi saggi di orientalistica, a proposito di testi religiosi antico-iranici e sulla filosofia cinese. Durante gli anni di permanenza in India (1925-1930), Tucci cominciò anche lo studio del bengalese e del tibetano.

Tra il 1928 ed il 1948 Tucci organizzò otto spedizioni in Tibet, Ladakh, Spiti, e altre cinque furono condotte in Nepal nel 1929, 1931, 1933, 1952 e 1954, raccogliendo oggetti, testi e una documentazione enorme e pressoché unica del patrimonio artistico e letterario di quei paesi, già allora spesso degradato. Dopo una prima ricognizione effettuata nel 1955, diede inizio alla Missione Archeologica Italiana nella valle dello Swat in Pakistan; nel 1956 iniziò le ricerche archeologiche in Afghanistan e nel 1959 in Iran, dirigendo tali lavori fino al 1978.[9]

 Spedizioni e viaggi

  • 1926-1931 Viaggi in Nepal e nei paesi himalayani.
  • 1931 Terza spedizione in Tibet (luglio), secondo viaggio in Nepal (novembre).
  • 1933 Quarta spedizion in Tibet (giugno), terzo viaggio in Nepal (ottobre).
  • 1935 Quinta spedizione in Tibet, quarto viaggio in Nepal.
  • 1937 Sesta spedizione in Tibet.
  • 1939 Settima spedizione in Tibet.
  • 1948 Ottava spedizione in Tibet.
  • 1952 Prima spedizione in Nepal.
  • 1954 Seconda spedizione in Nepal.

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