Seminario Imberty 26-27/06/17

Lunedì, 19 Giugno, 2017

Michel IMBERTY

Professore Emerito all’Università di Parigi Ovest – Nanterre – La Défense

terrà due seminari :

 

26 giugno 2017 - ore 18:00 - 20:00

Aula Riunioni del Dipartimento di Psicologia - Facoltà di Medicina e Psicologia, “Sapienza”, Università di Roma

Via dei Marsi, 78

 

Le origini della musicalità umana

Sappiamo oggi che la musica è fondamentalmente un'attività iscritta nel patrimonio genetico della specie umana. Ciò significa che le capacità che essa richieda, si sviluppano con la vita e che ne segnano gli aspetti più importanti. La musica si sviluppa nello sforzo stesso degli esseri umani per comunicare tra essi in raccontandosi e costruendo, scambiando e improvvisando il racconto delle loro esperienze e della loro vita. La musica è dunque l’essenza stessa dell'espressione, espressione delle emozioni, dei sentimenti, individuali o collettivi, e questa espressione naturale e spontanea comincia molto prima il linguaggio verbale, ancorato nel corpo e i movimenti del corpo nello spazio ed il tempo umani. Fin dalla nascita, e probabilmente già alcuni mesi anteriori, il bambino pensa, agisce e prova in un universo che percepisce intenzionale, temporale e drammatico al più alto grado. La voce umana gioca un ruolo primordiale che getta le basi di questa organizzazione temporale interiore, siccome getta le basi dell'organizzazione temporale della musica. L’aspetto più importante di questa organizzazione temporale è il suo carattere “narrativo” o “proto-narrativo”. Questo significa che il nostro cervello bisogna di mettere in ordine gli eventi contenuti nel tempo soggettivo di modo orientato e sotto la forme di sequenze memorizzate con un “inizio” e una “fine”. Il modo più abituale di comunicare con i nostri congeneri è di raccontare storie a loro e di sentire le storie che loro ci raccontano. Ma vorrei aggiungere qui l’idea che questa organizzazione narrativa del tempo umano funziona nell’esperienza vissuta, nelle interazioni e gli scambi fra le persone soltanto se la linea direttrice del racconto (o del proto- racconto) è una scenografia, drammatizzata dal corpo, dai sui gesti, dalle sue attitudini, dalle sue intenzionalità fisiche come psichiche. Il nostro spirito è così più creativo e comunicativo che il corpo l’incarna e in un certo modo lo rappresenta (nel senso teatrale della parola).

 

 

27giugno 2017 - ore 18:00 - 20:00

Aula Riunioni del Dipartimento di Psicologia - Facoltà di Medicina e Psicologia, “Sapienza”, Università di Roma

Via dei Marsi, 78

 

La proto-narratività: una domanda delle neuroscienze alla musica contemporanea

La musica è arte del tempo. Non solo perché può svilupparsi solamente nel tempo, ma perché il compositore fabbrica del tempo. Un tempo immaginario che da forma alle esperienze intime della soggettività umana, ma anche alle rappresentazioni culturali e alla comunicazione fra gli esseri umani. Ora, dopo Wagner e fino a Boulez, tutta la musica del Novecento sembra sempre più negare il tempo, frammentandolo, rinviandolo a un utopico spazio sonoro. Il XX secolo sarebbe stato creatore di una musica senza tempo, di una cultura senza storia? Le neuroscienze mostrano oggi che il nostro cervello funziona di un modo “narrativo”. Il nostro rapporto al mondo è di natura narrativa e la coscienza è se stessa temporale al più alto livello. Un percorso attraverso la musica del XX secolo ci permetterà di capire questo paradosso che lascia indovinare i legami complessi fra la cognizione musicale incarnata nel corpo e la cultura. Questo secondo seminario sarà illustrato da numerosi esempi musicali, da Schoenberg ai compositori post-seriali.

 

 

 

 

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