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Visual Archaeology

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Il Dipartimento di Scienze dell’Antichità della Sapienza e il Museo dell’Arte Classica del Polo museale Sapienza custodiscono un ricco patrimonio relativo alla storia dell’archeologia. Con più di 30.000 reperti tra calchi in gesso di statue e monete greco-romane, fotografie, lastre da proiezione, negativi fotografici e apparecchiature didattiche, gli archivi della Sapienza testimoniano i passi compiuti dall’archeologia: da storia dell’arte antica - con la prima cattedra affidata all’austriaco Emanuel Löwy (1889) - a oggi. Nonostante la sua importanza, parte di questo patrimonio non è stato adeguatamente valorizzato e messo a disposizione di studenti, docenti e pubblico esterno. Per tale motivo, alcuni allievi dell’Ateneo hanno approfittato del fondo destinato alle iniziative culturali e sociali promosse dagli studenti per finanziare una mostra che valorizzasse le collezioni del Dipartimento nel loro complesso.

Il progetto nasce soprattutto dall’esigenza degli studenti di creare un legame tra la tradizione degli studi archeologici e storico-artistici della Sapienza con le più moderne tecnologie informatiche applicate allo studio dei manufatti e dei monumenti. Il tema della mostra è l'archeologia visuale (dall’inglese Visual Archaeology): lo scopo è ripercorrere l'evoluzione delle tecniche di visualizzazione e studio dalla fine del XIX secolo ad oggi. Alla grande collezione di calchi in gesso - esposta nel Museo dell’Arte Classica -saranno affiancate fotografie, diapositive e reperti storici recuperati per l’occasione dai magazzini del dipartimento. Il tutto sarà accompagnato da filmati, proiezioni, ricostruzioni 3D e stampe tridimensionali. Il sottotitolo della mostra, (Ri)costruire le immagini del Passato, richiama l’intenzione dei curatori di mostrare al pubblico come gli archeologi della Sapienza abbiano ripristinato o immaginato l’aspetto originale delle opere antiche. In questo modo il pubblico avrà l’occasione di comprendere come gli studi archeologici siano andati cambiando con il tempo. Per questo motivo un ruolo di rilievo è ricoperto dal potere comunicativo della tecnologia 3D, sempre più utilizzata all’interno di musei e gallerie, per esporre con modalità interattiva manufatti e opere non sempre facilmente comunicabili al pubblico. A tal proposito la mostra ospiterà anche alcune riproduzioni tridimensionali di tavolette in lineare B provenienti dal Museo Archeologico di Heraklion, oggetto di studio nell’ambito del progetto internazionale “The Linear B PA-I-TO Epigraphic Project” diretto dal prof. Alessandro Greco del Dipartimento di Studi Greco-Latini, Italiani e Scenico-musicali della Sapienza.

La scelta di utilizzare come spazio espositivo storica sede del Museo dell’Arte Classica (MAC) della Sapienza, diretto dal prof. Marcello Barbanera, non è casuale: la Gipsoteca, inaugurata dallo stesso Löwy nel 1892 e trasferita nella Città Universitaria nel 1935 per volontà dell’allora direttore Giulio Emanuele Rizzo è, a oggi, una delle più grandi gipsoteche al mondo nelle cui sale è possibile ammirare più di 1000 calchi in gesso delle principali opere scultoree greche e romane, dall’età minoico-micenea fino al tardo ellenismo, oltre a ricostruzioni uniche, come quella del gruppo dei Tirannicidi eseguita da Giulio Quirino Giglioli o quella del Grande Donario di Pergamo, basata su un’ipotesi di Filippo Coarelli.
 
Visual Archaeology. (Ri)costruire le immagini del Passato è stata inaugurata il 27 Ottobre 2018, ore 11.00 presso l’Aula I dell’Edificio di Lettere e Filosofia della Sapienza.
 
Ulteriori materiali sono reperibili nella pagina Facebook https://www.facebook.com/visualarcheo/.
Per maggiori informazioni è possibile contattare:
Sebastiano Maltese - 3202957562; sebmaltese.sm@gmail.com
Matteo Lombardi - 3396569930; matteo.lombardi92@gmail.com

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