Analisi urbane e strategie di progetto per il quartiere Flaminio, distretto culturale di Roma

Tra Monte Mario, Ponte Milvio, Villa Glori e Porta del Popolo. Analisi urbane e strategie di progetto per il quartiere Flaminio, distretto culturale di Roma

La piana in riva sinistra del Tevere compresa tra la grande ansa che il fiume forma subito dopo aver superato la strettoia costituita dai due rilievi contrapposti della Collina Fleming e di Villa Glori, ha rappresentato sin dal III secolo a.C. la porta d'ingresso settentrionale alla città di Roma. La realizzazione nel 220 a.C. del tratto "urbano" della via Flaminia - un rettilineo lungo quasi 5 km - ha definito un tracciato ed una direttrice che da più di 22 secoli costituisce il principale asse di riferimento della città in direzione del nord della penisola e dell'Europa.

Negli anni più recenti, a partire dalle Olimpiadi del 1960 e fino alla realizzazione dell'Auditorium "Parco della Musica", del MAXXI, del Ponte della Musica e con il concorso per il Quartiere Città della scienza (2015), il quartiere ha assunto la fisionomia e la funzione di un vero e proprio distretto culturale; nel 2002 è stato elaborato uno specifico Progetto Urbano che comprende il suo territorio (il PUF - Progetto urbano Flaminio-Foro Italico) e nel 2008 è stato inserito in uno degli ambiti strategici del nuovo Piano Regolatore di Roma. E' stato oggetto di analisi e di sondaggi progettuali e, anche in vista della candidatura di Roma per i Giochi Olimpici del 2024 - le attrezzature del Flaminio-Foro italico sono state inserite tra i cinque cluster urbani nei quali saranno concentrati gli impianti olimpici -, appare necessario e urgente riesaminare con uno sguardo nuovo e aggiornato gli studi d'insieme e nello stesso tempo approfondire i principali nodi urbani rimasti imprecisati o insoluti.

Se assumiamo la direttrice est-ovest di viale Guido Reni-De Coubertin come asse portante di questo brano di città e consideriamo che con la realizzazione del Ponte della Musica, viene finalmente collegata (dopo più di cent’anni dal Piano del 1909), piazza Gentile da Fabriano con la zona di Prato Falcone, possiamo considerare questa concentrazione di opere di architettura moderna come un vero e proprio sistema urbano soprattutto se, sulla riva destra del Tevere in corrispondenza della testata del ponte, la Casa delle Armi di Luigi Moretti dopo essere stata liberata dall’aula bunker per i maxi processi che l'ha occupata per quasi trent’anni, sarà finalmente restituita alla città attraverso il recupero di una destinazione d’uso più consona alla sua qualità architettonica e al suo ruolo urbano.

Va inoltre sottolineato che l’asse Guido Reni–De Coubertin ha come testate e quindi come fondali paesaggistici delle sue visuali le pendici boscate di Monte Mario e della collina di Villa Glori che ne esaltano, in un complesso intreccio tra natura e artificio, il ruolo di armatura urbana.

Il programma è quindi quello di mettere in valore anche i tre diversi segmenti nei quali è articolata via Flaminia: piazzale Flaminio - Belle Arti, Belle Arti - piazzale Manila e piazzale Manila - piazza Cardinal Consalvi. Strettamente connessa con la direttrice nord-sud è l’area del Borghetto Flaminio (Ambito di Valorizzazione C1 del PRG) che con il suo degrado ne compromette in maniera significativa il tratto più vicino a piazza del Popolo.