Il Rettorato. Storia di un progetto

Scopriamo come sarebbe stato oggi l’edificio

LA “TORRE DEL LIBRO”

Il Rettorato è stato pensato da Marcello Piacentini, architetto capo della Città Universitaria, edificata tra il 1932 e il 1935, con uno sviluppo volumetrico diverso da quello attuale. L’idea originaria prevedeva un edificio centrale a forma di torre con due ali più basse che andavano a congiungersi con gli edifici attigui, quello di Giurisprudenza e Scienze Politiche a sinistra e quello di Lettere e Filosofia a destra, guardando dalla piazza. Oltre ad avere una sua precisa funzionalità come sede della Biblioteca Alessandrina, la torre si ergeva imponente a simbolo della Città Universitaria, riequilibrando lo sviluppo orizzontale dei tre edifici e ricollegandosi allo schema assiale che connotava l’intero complesso.

LA MINERVA DI ARTURO MARTINI

Il Rettorato, già situato sul piazzale della Minerva, rafforzava la sua centralità nel riproporre nella verticalità della struttura il lungo viale d’accesso che partiva dai propilei e, nell’orizzontalità del fronte unico con gli altri due edifici, la piazza antistante da un lato e l’ingresso principale alla Città Universitaria dall’altro. Quest’ultimo era costituito anch’esso da tre unità architettoniche distinte e il monumentale porticato mostrava evidenti richiami al pronao del Rettorato. All’incrocio dei due assi principali, la statua della Minerva, con il suo svettare verso l’alto, e soprattutto con la perduta verticalità del Rettorato, diverrà un elemento fondamentale nel rompere l’orizzontalità del fronte unico su cui si costruiva l’equilibrio compositivo della piazza. Quel gesto, quelle braccia tese in alto, di cui Martini coglie la potenzialità espressiva, sarà il segno emblematico dell’opera, che connota ancora oggi la Minerva come simbolo della Sapienza.

LA FAMA E I MEDAGLIONI

Unici elementi decorativi del fronte unico erano i grandi fasci littori, collocati dove oggi si trovano i Dioscuri di Corrado Vigni, e una scritta epigrafica in alto sulla facciata della torre che aveva lo scopo, come le altre presenti in Sapienza, escluse quelle della Cappella della Divina Sapienza successive al 1935, di rafforzare dell’immagine della Città Universitaria come “luogo del Sapere”. Si tratta di citazioni da testi latini scelte da Vincenzo Ussani, allora docente di letteratura latina. Per ragioni economiche, ma anche per divergenze di carattere estetico, la torre non sarà realizzata e per supplire in qualche modo alla perdita del carattere rappresentativo del Rettorato, Piacentini penserà a due grandi bassorilievi raffiguranti la Fama per la zona superiore del muro di prospetto da affidare a Martini e a venti medaglioni con teste di letterati, artisti e scienziati italiani del passato inseriti tra il primo e secondo ordine di finestre da far realizzare alla Regia Scuola d’Arte e Mestieri di Firenze. La decorazione con il suo impatto visivo avrebbe così sottolineato l’importanza dell’edificio come sede del sapere e del potere accademico, ma non sarà mai realizzata.

IL RETTORATO OGGI

La soluzione definitiva sarà un’altra, quella che oggi vediamo. Un prospetto frontale rivestito in travertino con incorniciatura delle finestre in marmo rosso Portasanta, che ricopre con effetto decorativo anche lo spazio destinato ai medaglioni, e la scritta epigrafica sotto il cornicione estesa all’intero edificio (vedi Prospetto, 1935). (Ida Mitrano)

Modello della Città Universitaria nella soluzione del 1932  Rettorato, prospettiva centrale, prima versione
   
Rettorato, versione finale del 1935 Rettorato, veduta della Minerva

 

 

 

Foto d’epoca dall’Archivio Storico dell’Università La Sapienza

Fonti: Ida Mitrano, La Sapienza 1932-1935. Arte, architettura, storia, Roma 2008

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